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Cineclub del 29 Marzo 2017: Un re allo sbando

Un re allo sbando

Titolo originale:  King of the belgians
Conosciuto anche come:   
Nazione:  Belgio, Paesi Bassi, Bulgaria
Anno:  2016
Genere:  Commedia, Drammatico
Durata:  94'
Regia:  Peter Brosens, Jessica Woodworth

 

Re Nicolas III del Belgio è in missione a Istanbul con il suo entourage e il regista britannico Duncan Lloyd ha ricevuto il compito di girare un documentario destinato a far risaltare la sua immagine. Nel frattempo, la Vallonia, regione meridionale del Belgio, dichiara la sua indipendenza e il regno crolla. Il re deve subito rientrare in patria ma il cosmo decide diversamente. Una tempesta solare colpisce la Terra causando la chiusura dello spazio aereo e il crollo dei sistemi di comunicazione. Ha inizio così la lunga odissea che porterà Nicolas III ad attraversare i Balcani.

Scritto e diretto da Jessica Woodworth e Peter Brosens, Un re allo sbando è un road movie su un re apatico che si risveglia nel mondo reale.

Il re Nicolas III è una persona sola, che ha la netta sensazione di vivere una vita non sua. Insieme a un regista inglese, Duncan Lloyd, incaricato dal Palazzo di ravvivare l'alquanto ingrigita immagine della monarchia, parte per una visita di Stato a Istanbul. Proprio allora arriva la notizia che la Vallonia, la metà meridionale del Belgio, si è dichiarata indipendente. Il re non si perde d'animo e decide di tornare di corsa per salvare il suo regno. E per una volta, dichiara, se lo scriverà lui stesso, il suo maledetto discorso. Ma proprio mentre stanno organizzando il rientro, si scatena una tempesta solare che mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. I telefoni non funzionano più, gli aerei restano a terra. A peggiorare le cose, la sicurezza turca respinge seccamente la proposta del re di tornare via terra. Il re non ha, però, nessuna intenzione di aspettare che la tempesta finisca. Lloyd, fiutando l'occasione di una vita, si inventa un piano di fuga talmente assurdo da prevedere abiti fiorati e cantanti bulgare. È così che ha inizio questa Odissea attraverso i Balcani sotto mentite spoglie, un viaggio carico di imprevisti, incontri inaspettati e momenti di pura euforia.

Con la direzione della fotografia di Ton Peters, le scenografie di Sabina Christova e i costumi di Eka Bichinashvili e Claudine Tychon, Un re allo sbando è un anomalo road movie, come spiegano i due registi: "Un vulcano in Islanda erutta e tra noi nasce un'idea: mettiamo un re belga a Istanbul, con una catastrofe naturale e una crisi politica in atto, e poi lanciamolo in un rocambolesco viaggio a piedi verso casa, in incognito, pieno di contrattempi, rese dei conti e momenti di gioia. Ovvero, il dislocamento come essenza della commedia.

La vera sfida è stata quella di trovare il modo di raccontare una storia così… Il Palazzo Reale affida a un inglese, Duncan Lloyd, il compito di donare un nuovo splendore alla ormai sbiadita immagine del re. Nicolas III è un'anima solitaria che si lascia trasportare dai doveri del protocollo ed è per lo più tenuto in disparte. Questa sua inaspettata avventura attraverso i Balcani lo stimola a mettersi in discussione e a riconsiderare il proprio, problematico, posto nel mondo: non è altro che un essere umano, ma è anche un re. Cosa dovrebbe o potrebbe fare in un momento tanto delicato?

L'obiettivo della telecamera di Lloyd è l'unico filtro che si frappone tra lo spettatore e questi sei straordinari giorni nella vita di un re.

E che dire del Belgio, un piccolo e complicato Paese, specializzato in surrealismo e compromessi? Le contraddizioni nel nostro minuscolo regno e gli crisi sempre più profonda per l'identità dell'Europa erano una fonte supplementare di ispirazione. Ma il tema politico rimane secondario nel film rispetto alla trasformazione interiore del re, che inizia a gustare l'anonimato e a scoprire i propri veri desideri.

Al fine di valorizzare l'autenticità e la spontaneità nella recitazione abbiamo spesso esortato gli attori a improvvisare. E abbiamo ripreso le scene in ordine cronologico. Le situazioni che si vengono a creare diventano mano a mano più stravaganti, pur restando piacevolmente credibili. Tutto questo è Un re allo sbando, un road movie in stile falso documentario su un caparbio monarca, profondamente perso nei Balcani".

  

DATA: Mercoledì 29 Marzo 2017
CINEMA: Comunale - Matera
ORARI: 18:00 - 19:50 - 21:40
BIGLIETTO: € 4,00

 
Cineclub del 22 Marzo 2017: Riparare i viventi

Riparare i viventi

Titolo originale:  Réparer les vivants
Conosciuto anche come:  Heal the Living
Nazione:  Francia, Belgio
Anno:  2016
Genere:  Drammatico
Durata:  104'
Regia:  Katell Quillevere

 

Tre adolescenti praticano surf al levar del giorno. Qualche ora dopo, sulla via del ritorno, hanno un incidente. Simon è in stato di morte cerebrale quando arriva in ospedale e i genitori devono confrontarsi con l'ipotesi di donare i suoi organi. Seppur sopraffatti dal dolore, accettano la donazione. Il suo cuore darà nuova speranza a una donna ricoverata in un ospedale di Parigi, che in attesa di trapianto non saprà mai nulla del provvidenziale salvatore.

Diretto da Katell Quillévéré e scritto dalla regista con Gilles Taurand, Riparare i viventi racconta di come la vita del giovane Simon si intrecci con quella di una donna di Parigi. Dopo una mattinata passata in mare a fare surf con altri due giovani, Simon sta rientrando a casa quando avviene un terribile incidente. Oramai attaccata alle macchine di un ospedale di Le Havre, la vita di Simon è solo un'illusione. Nel frattempo, a Parigi, Claire aspetta il trapianto provvidenziale che potrà salvarle la vita. Mentre i genitori di Simon, in preda al dolore, sono chiamati a decidere cosa farne degli organi del figlio, la donna in attesa di trapianto non saprà mai nulla del provvidenziale salvatore.

Con la direzione della fotografia di Tom Harari, le scenografie di Dan Bevan, i costumi di Isabelle Pannetier e le musiche di Alexandre Desplat, Riparare i viventi è l'adattamento dell'omonimo romanzo di Maylis de Kerangal. A spiegare le ragioni dell'adattamento è la stessa regista in occasione della presentazione del film al Festival di Venezia 2016: «Ho scoperto il romanzo di Malys de Kerangal quando è uscito, a gennaio del 2014. Mi ha catturato immediatamente, non riuscivo a smettere di leggerlo ed ero completamente trascinata dalla storia che racconta. Il trapianto di un cuore da una persona ad un'altra, oltre la drammaticità del gesto, pone una serie di interrogativi di natura scientifica, medica e filosofica. Sono sempre stata affascinata dagli elementi contrapposti, da un lato il progresso della medicina moderna e le tecniche sempre più sofisticate di intervento sul corpo umano e dall'altro una questione vecchia come il mondo: cos'è la morte, dove finisce la vita e in quali parti del nostro corpo è simbolicamente collocata…

La tragedia che capita al ragazzo mi ha fatto pensare al bisogno profondo che ognuno di noi ha di trasformare l'oltraggio e il dolore che la morte ci ha costretto a provare, di definire la natura immutabile della nostra condizione.

Suzanne, la protagonista del mio secondo lungometraggio (Suzanne), era stata colpita dalla perdita, prima della madre, poi della sorella. Era alla ricerca disperata della resilienza. Oltre il dolore, nonostante gli alti e i bassi della vita, Suzanne trova la sua strada e l'istinto di sopravvivenza prevale. Durante l'adattamento del romanzo per lo schermo, ho scelto di rimanere fedele alla sua apertura, al suo percorso verso la luce, lo stesso che ho cercato di seguire come regista, così che il film potesse essere un'ode alla vita. Per ottenere questo, Tarault e io abbiamo sentito il bisogno di rendere più consistente il carattere della donna che riceve il cuore. Le persone che sono in lista d'attesa per un trapianto sono travolte dalle emozioni e dai dubbi. Le persone che hanno affrontato un trapianto ti raccontano che, anche se l'intervento è andato perfettamente, è estremamente complicato affrontare l'impatto emotivo e psicologico di un trapianto. Ricevere l'organo di una persona deceduta costringe a quantificare la propria voglia di vivere. Claire è terrorizzata dal trapianto ma allo stesso tempo vuole salvare la sua vita. Confida nei figli e nel chirurgo per superare le proprie paure.

Malys de Kerangual descrive il suo romanzo come una “chanson de geste”. La donazione degli organi non è un fatto puramente organico, coinvolge anche elementi sacri. Sono sempre stata interessata al significato di sacro e ho cercato, già dal mio primo film Un poison violent, il modo di tradurlo in immagini, di renderlo visibile sullo schermo. C'è sempre una sensazione di trasgressione quando guardi sotto la pelle, che è la nostra frontiera naturale, la protezione della nostra identità. La chirurgia viola quella barriera sacra nello spazio chiuso della sala operatoria seguendo una missione, salvare una vita. Ma come regista in che modo posso chiedere allo spettatore di accettare delle immagini potenzialmente così dirette e brutali. È affascinante la sfida di illustrare attraverso queste immagini, momenti come quelli, quando si è in sospeso tra la vita e la morte, e il triviale incontra il sacro.

Maylis de Kerangal si muove con grazia da un personaggio all'altro nel suo romanzo, esplorando la vera essenza di ognuno, senza rischiare di perdere il filo della sua storia. Tale libertà è prerogativa della pagina scritta. Il cinema impone una serie differente di costrizioni che hanno comunque il merito di permetterti di focalizzare su quello che desideri filmare.

Quando penso alla realizzazione di questo film, quello che spero di trasmettere più di tutto è la sensazione metafisica del movimento di un essere vivente, rendere il flusso senza soluzione di continuità del sangue che circola nel corpo umano. Un cuore smette di battere in un corpo per prolungare la vita di un altro».

 

DATA: Mercoledì 22 Marzo 2017
CINEMA: Comunale - Matera
ORARI: 17:30 - 19:35 - 21:40
BIGLIETTO: € 4,00

 
Cineclub del 08 Marzo 2017: Captain Fantastic

Captain Fantastic

Titolo originale:  Captain Fantastic
Conosciuto anche come:   
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2015
Genere:  Drammatico
Durata:  120'
Regia:  Matt Ross

 

Ben, libero pensatore e padre di sei figli, cresce i suoi ragazzi tra i boschi dello stato di Washington. Una mattina, un'emergenza familiare li costringe a lasciare in auto il piccolo paradiso in cui vivono per imbarcarsi in un viaggio attraverso il paese, durante il quale Ben realizzerà che le sue poco convenzionali idee sul modo di crescere i figli mal si adattano al mondo reale.

Scritto e diretto da Matt Ross, Captain Fantastic racconta la storia di una famiglia poco convenzionale che lascia la sua casa in mezzo alla natura per cercare di adattarsi al mondo al di fuori delle foreste del Pacifico nord-occidentale. Ben Cash e la moglie Leslie fanno creato per la loro famiglia un piccolo paradiso, un composti artigianale autosufficiente in cui l'uomo insegna ai sei figli le competenze necessarie per sopravvivere nella fitta foresta, impartendo loro anche una rigorosa educazione fisica e intellettuale. Quando però una tragedia costringe i Cash a lasciare il loro piccolo universo e a relazionarsi con il mondo esterno, le idee di Ben su ciò che vuol dire essere un genitore vengono messe a dura prova, obbligandolo a confrontarsi con il prezzo che i figli stanno pagando per il suo sogno.

Con la direzione della fotografia di Stéphane Fontaine, le scenografie di Russell Barnes, i costumi di Courtney Hoffman e le musiche originali di Alex Somers, Captain Fantastic è un dramma che si interroga sulle scelte che i genitori fanno per i loro figli. Ben, il protagonista, è un patriarca fieramente indipendente che tenta di tenere la sua prole lontana dall'influenza della moderna cultura consumista, creando una piccola comunità familiare in cui vigono valori come l'educazione, l'impegno e la cultura "filosofica". Rinunciando a qualsiasi ambizione personale, Ben ha dedicato la sua vita a divenire il miglior padre del mondo, facendo scelte - molto più estreme di quelle la maggior parte dei genitori non prenderebbero mai in considerazione - che ben presto mineranno ogni sua più ferrea convinzione. Captain Fantastic è liberamente ispirato all'esperienza vissuta dallo stesso Matt Ross, la cui madre era fortemente interessata a vivere "situazioni alternative". Da piccolo, Ross è cresciuto in varie comuni tra il nord della California e l'Oregon, lontano da ogni lusso e moderna tecnologia.

 

DATA: Mercoledì 08 Marzo 2017
CINEMA: Comunale - Matera
ORARI: 17:30 - 19:35 - 21:40
BIGLIETTO: € 4,00

 
Cineclub del 01 Marzo 2017: E' solo la fine del mondo

E' solo la fine del mondo

Titolo originale:  Juste la fin du monde
Conosciuto anche come:  It's Only the End of the World
Nazione:  Francia
Anno:  2016
Genere:  Drammatico
Durata:  95'
Regia:  Xavier Dolan

 

Dopo dodici anni di assenza, uno scrittore torna nel suo paese natale per annunciare alla famiglia la sua morte imminente. Ne conseguirà una riunione di famiglia in cui ci si professerà amore attraverso i soliti litigi, e in cui i risentimenti parleranno, pur non volendo, a nome delle incertezze e della solitudine.

Diretto, sceneggiato e montato da Xavier Dolan, È solo la fine del mondo riadatta una rappresentazione teatrale di Jean-Luc Lagarce per raccontare la storia di Louis, uno scrittore che dopo 12 anni di assenza torna al villaggio natale per annunciare alla sua famiglia la sua morte oramai prossima. Rimproveri e rancori si susseguono nel corso di un pomeriggio, in cui lotte e faide tra i familiari si snodano attraverso diatribe alimentate dalla solitudine e dal dubbio.

Con la direzione della fotografia di André Turpin, le scenografie di Colombe Raby e le musiche di Gabriel Yared, #È solo la fine del mondo viene così presentato dal regista in occasione della partecipazione del film in concorso al Festival di Cannes 2016: «Sarà stato il 2010 o il 2011, non ricordo. Ma poco dopo J'ai tué ma mère ero con Anne Dorval, seduto al bancone della sua cucina, dove di solito passiamo tutto il tempo a parlare, riguardare foto o stare in silenzio. In quell'occasione mi ha raccontato di una pièce straordinaria che aveva avuto la fortuna di interpretare intorno all'anno 2000. Mi ha detto che mai aveva portato in scena un'opera pensata e scritta con un linguaggio di tale particolare intensità. Era convinta che dovevo assolutamente leggere il testo, che aveva conservato nel suo ufficio con tutte le annotazioni di dieci anni prima: note, posizioni di scena e altri dettagli scritti a margine.

Ho portato con me il testo stampato su carta di grande formato. La lettura si preannunciava esigente. Certo, non è stato proprio il colpo di fulmine che Anne mi aveva preannunciato. A essere onesto, ho provato sentimenti opposti, una sorta di disinteresse e forse avversione per il linguaggio. Guardavo la storia e i personaggi con un certo blocco intellettuale che mi ha impedito di amare la pièce tanto decantata dalla mia amica. Probabilmente ero troppo impaziente di rimettermi a lavorare a un nuovo progetto o troppo impegnato con altro per rendermi conto della profondità del testo a una prima lettura. Ho messo il testo da parte e non ne ho mai più parlato con Anne.

Dopo Mommy, ben quattro anni dopo la prima lettura, ho ripensato a quel testo con la copertina blu che avevo riposto in biblioteca sul ripiano in alto. Era così grande che superava di gran lunga gli altri libri e documenti tra cui stava quasi a testa alta, come se sapesse di non poter essere dimenticato a tempo indeterminato. All'inizio di quell'estate, l'ho ripreso in mano e riletto o forse letto per davvero per la prima volta. A pagina 6 sapevo già che sarebbe stato il mio prossimo film. Ne ho capito finalmente le parole, le emozioni, i silenzi, le esitazioni, i nervosismi e le imperfezioni dei personaggi. In mia difesa posso dire che quattro anni prima non sono riuscito a capire il lavoro di Jean-Luc Lagarce.

Il tempo aiuta a capire le cose. Anne, come sempre o quasi, aveva ragione».

 

DATA: Mercoledì 01 Marzo 2017
CINEMA: Comunale - Matera
ORARI: 17:30 - 19:35 - 21:40
BIGLIETTO: € 4,00

 
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