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Cineclub: SETTE OPERE DI MISERICORDIA (01/03/2012 ) PDF Stampa E-mail

 Sette opere di misericordia

Titolo originale:  Sette opere di misericordia
Nazione:  Italia, Romania
Anno:  2011
Genere:  Drammatico
Durata:  103'
Regia:  Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio

 

L’adolescente Luminita è una clandestina in fuga, costretta a vivere nell’abitacolo di una macchina e a racimolare qualche soldo in loschi traffici gestiti dagli stessi aguzzini che la tengono in semischiavitù. A causa di un piano criminale che dovrebbe aiutarla a uscire dalla sua situazione, la ragazza si trova a doversi scontrare (anche violentemente) e confrontare tutti i giorni con Antonio, un misterioso anziano prossimo alla morte. La conoscenza forzata tra i due farà sì che per entrambi arrivi la possibilità di redenzione che permetterà loro di dare un senso alla loro esistenza. 

Schermo nero. Rumori, presenze. E poi Luminita, giovane moldava, marginale persino in una baraccopoli, clandestina in cerca del minimo riconoscimento sociale, di un documento falso che documenti una (comunque) falsa integrazione. O quantomeno certifichi la sua esistenza. E poi Antonio, anziano prossimo alla morte, dedito ad affari la cui mancanza di limpidezza ha probabilmente bruciato e bucato la gola, uomo solo, bisognoso di cure mediche. Lottano, entrambi, per la sopravvivenza. E si scontrano: lei rapisce un neonato per rivenderlo in cambio di un’identità, aggredisce l’uomo, gli si installa in casa, lo sequestra nella sua stessa dimora. Poi, muti per divergenza linguistica e handicap fisico, si incontrano. Si guardano. Si comprendono. I gemelli De Serio, classe 1978, non sono una scommessa: le loro opere, tra installazioni, corti e documentari (l’ultimo, in ordine di tempo, è il bellissimo Bakroman), hanno girato il mondo, sono state premiate ovunque. E hanno creato una poetica riconoscibile, una visione del mondo e del cinema: un’arte che cammina verso i margini, che si muove lungo i bordi, che guarda e insegna a guardare al di là di ogni pregiudizio, di ogni significato automatico, cristallizzato, stantio. Per questo scelgono, per il loro esordio nel lungometraggio di finzione, di riempire il Cinemascope, il formato dello Spettacolo, dello spettacolo misero e umano della realtà. Per questo non ricorrono a facili drammatizzazioni, per questo creano vuoti ellittici in una narrazione potenzialmente piena di thrilling. Per questo non invitano all’immedesimazione classica, non addomesticano i personaggi per renderli gradevoli allo spettatore, per questo se ne fottono del manicheismo: non ci sono buoni e cattivi, qui. Ci sono uomini, prima che funzioni narrative. Per questo i cartelli che, tra Kieslowski e Godard, citano le sette opere di misericordia e punteggiano la storia si svestono dell’iniziale ironia, fino ad astrarsi dagli eventi mostrati. Perché questo è cinema, rarissimo oggi in Italia, che mostra la realtà e chiede di andare oltre, dallo stato delle cose allo spirito. Per questo parte dal vero e lo scolpisce nel tempo, con i suoi suoni, la sua luce: per dare forma a un concetto, a un sentimento di comprensione. E se il rigore si compiace, se l’idea di cinema si dice troppo esplicitamente, è per marcare la propria - già evidente - differenza: un neo giustificabile, in un’opera prima. 

Cinema COMUNALE - Matera - Orari: 18:00 - 19:50 - 21:40 - Biglietto: € 4,00

 
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